Polinomi ortogonali
Che cosa sono
In \mathbb R^3 è opportuno evitare basi costituite da vettori quasi paralleli: le coordinate di un vettore rispetto a tali basi possono assumere valori molto elevati ed essere fortemente sensibili a piccole perturbazioni dei dati. Quando possibile, si preferisce quindi una base ortogonale, rispetto alla quale ciascuna coordinata si determina mediante un prodotto scalare.
I polinomi ortogonali consentono di costruire basi polinomiali ortogonali rispetto a un opportuno prodotto scalare.
Consideriamo lo spazio \mathcal P_n dei polinomi di grado al più n. Fissando un prodotto scalare, questo spazio assume la struttura di uno spazio euclideo di dimensione n+1; ad esempio:
\langle f,g\rangle_w=\int_a^b f(x)\,g(x)\,w(x)\,\mathrm dx, \qquad w>0 .
Se si adottasse la base canonica dei monomi 1,x,x^2,\ldots, rispetto a questo prodotto scalare le funzioni x^8 e x^{10} sarebbero quasi indistinguibili: l’angolo fra loro tende a zero al crescere del grado. Questa quasi-parallelità è una delle cause del cattivo condizionamento della matrice di Vandermonde introdotta in 6 Interpolazione Polinomiale.
I polinomi ortogonali si ottengono ortogonalizzando la base dei monomi rispetto al prodotto scalare considerato. Una successione p_0(x), p_1(x), p_2(x),\ldots, con \deg p_k(x)=k, costituisce una famiglia di polinomi ortogonali se i suoi elementi sono mutuamente ortogonali rispetto a \langle\cdot,\cdot\rangle_w. Pesi diversi danno famiglie diverse — Legendre, Chebyshev, Jacobi, Hermite — perché ortogonale ha senso solo quando si specifica rispetto a quale prodotto scalare.
L’importanza di questi polinomi emerge dalle seguenti proprietà e applicazioni:
- i coefficienti della migliore approssimazione si calcolano uno alla volta, un integrale ciascuno, senza risolvere alcun sistema lineare;
- l’intera famiglia si genera con una ricorrenza a tre soli termini, di costo O(n) e memoria costante;
- gli zeri di p_n sono n, reali, semplici e interni all’intervallo, e quelli di p_{n+1} li separano; (sono una successione di Sturm1)
- utilizzati come nodi di quadratura, consentono di costruire formule gaussiane con il massimo grado di esattezza possibile a parità di numero di nodi.
Perché sono nati (nota storica)
I polinomi ortogonali nascono da un problema di meccanica celeste. Nelle memorie sull’attrazione degli sferoidi omogenei presentate all’Académie des sciences — quella di Legendre2, letta nel 1783 e pubblicata nel 1785 [6], e quella di Laplace3, letta nell’agosto 1784 e stampata nel volume dell’Accademia relativo al 1782 — occorreva sviluppare l’inverso della distanza fra due punti,
\frac{1}{\sqrt{1-2xt+t^2}}=\sum_{n\ge0}P_n(x)\,t^n ,
per esprimere il potenziale gravitazionale di un pianeta non sferico. I coefficienti P_n di quello sviluppo sono i polinomi di Legendre: nati come coefficienti di una serie, non come base di uno spazio. Che fossero ortogonali fra loro era una proprietà osservata, non la definizione.
La paternità, a rigore, è più sfumata: Eulero4 aveva già incontrato sia la funzione generatrice sia la ricorrenza a tre termini in lavori del 1763 e del 1772, senza però isolare la famiglia di polinomi né darle un nome. Fra Legendre e Laplace ci fu poi una disputa di priorità, ricostruita nell’articolo di Pecot citato sopra.
Trent’anni dopo nel 1814 Gauss5, in Methodus nova integralium valores per approximationem inveniendi [2], si chiede fin dove si possa spingere l’accuratezza di una formula di quadratura scegliendo bene non solo i pesi ma anche i nodi, e trova — per via di frazioni continue — che n nodi ben scelti integrano esattamente i polinomi fino al grado 2n-1.
Jacobi6 nel 1826 in Ueber Gauss’ neue Methode, die Werthe der Integrale näherungsweise zu finden [5] rifà la dimostrazione con un argomento di divisibilità fra polinomi e mette al centro l’ortogonalità. I nodi ottimali di Gauss per la formula di quadratura (vedi 18 Quadrature di Gauss e zeri dei polinomi ) sono gli zeri del polinomio di Legendre di grado n.
Una volta introdotti i polinomi ortogonali seguono le generalizzazioni.
Chebyshev7, a partire dalla memoria Sur les fractions continues — presentata in russo nel 1855 e pubblicata in francese nel 1858, nella traduzione di Bienaymé8 [11] — costruisce la teoria per un peso qualunque anziché per famiglie particolari;
Charles Hermite9 (1864), Edmond Laguerre10
- e Leopold Gegenbauer11 (1884) introducono le famiglie di polinomi ortogonali che portano il loro nome.
Christoffel12 nel 1877 dimostra che gli zeri dei polinomi ortogonali sono sempre reali, semplici e interni all’intervallo (a,b) su cui è definito il prodotto scalare, qualunque esso sia e qualunque sia il peso.
Stieltjes13, con le Recherches sur les fractions continues, a partire dal 1894 [8], collega tutto al problema dei momenti.
Erhard Schmidt14 applica a questi polinomi l’aggettivo orthogonal, pare attorno al 1905;
l’espressione orthogonal polynomials diventa definitiva con Szegő15 attorno al 1918, e la sua monografia del 1939 resta il riferimento classico.
Nel 1969 Gene H. Golub16 e John H. Welsch17 [4] osservano che nodi e pesi di una formula gaussiana sono autovalori e prime componenti degli autovettori di una matrice tridiagonale simmetrica, trasformando una ricerca di radici in un problema (più semplice) di algebra lineare.
Il capitolo presuppone nota
- la fattorizzazione QR e i minimi quadrati di 3 Metodo QR per sistemi lineari,
- il condizionamento della matrice di Vandermonde e il fenomeno di Runge di 9 Esempio di Runge
- le formule di quadratura interpolatorie di 10 Integrazione numerica
vengono date risposte a domande rimaste in sospeso nei capitoli precedenti:
- perché la base monomiale è una cattiva base per l’approssimazione, e quale usare al suo posto (17 Minimi quadrati con basi ortogonali);
- da dove vengono i nodi e i pesi delle formule di Gauss–Legendre usate in 11 Integrazione composita, e perché i loro pesi sono sempre positivi (18 Quadrature di Gauss e zeri dei polinomi);
- perché i nodi di Chebyshev di 9 Esempio di Runge sono proprio quelli, e non altri (15 Peso di Jacobi e famiglie classiche).
L’ortogonalità rispetto a un peso produce contemporaneamente una ricorrenza a tre termini stabile, zeri reali e separati, la migliore approssimazione in norma pesata e una formula di quadratura di esattezza massima (16 Ricorrenze, zeri e stabilità).
Le note sono organizzate come segue